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Sconfiggi la mia incredulità di radice
Ferita dalla terra – negata è l’ acqua
Alla mia sete, reciso ogni mio passo.
Scongiurami il tuo sguardo sasso
Seppure più non lapida quel che qui
È condanna ma altrove è canto.
Allevami in una fede nuova
Variante alle certezze
Ora che più mi rassicura il dubbio.
(…) Assicurami il talento di Persefone
Tu, mia ragione scoscesa a picco
Sull’ubiquità di cui mi fai capace.
Muta in furtiva voce
La vertigine d’essere riva al tuo destino
Perché non si sconsacri il cuore
Nel presagio della carestia
E sia divino questo nostro umano
Tentare l’ invisibile.
(…) qualcosa preme per dirsi
per darsi al bianco
più trasparente pensiero
che sollecita la penna
a una risposta meno vana della domanda.
Tutt’ intorno l’incuria umana
Rosicchia le analogie
Così la morte è morte
E in essa la vita è molo
Da cui issa le vele ciò che è stato
E ciò che s’arà s’approssima
Sul palmo d’una lingua novizia.
( Estratti da: Verso Penuel, Edizioni Dell’ Oleandro, 2003 )
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